La festa dei Gigli di Nola

Già prima di entrare nel centro di Nola, nelle vie periferiche, si può sentire da lontano una musica che fluttua nell’aria. Man mano che ci si avvicina, la musica si fa sempre più forte, fino a che non si entra nelle vie centrali. Il dondolio della musica diventa, così, un pulsare illimitato, a tutta forza. È Nola che vive al ritmo dei suoi suoni.

La Festa dei Gigli si tiene ogni anno a Nola in occasione della festività patronale dedicata a San Paolino. Con questo evento i nolani celebrano il ritorno in città di San Paolino dalla prigionia ad opera dei barbari avvenuto nella prima metà del V secolo. La domenica successiva al 22 giugno di ogni anno si svolge la festa, vale a dire la processione danzante di 8 Gigli più una struttura più bassa a forma di barca che simboleggia il ritorno in patria di San Paolino. Gli obelischi di legno prendono il nome delle antiche corporazioni delle arti e mestieri, nell’ordine Ortolano, Salumiere, Bettoliere, Panettiere, Beccaio, Calzolaio, Fabbro e Sarto.

Figura chiave è Ponzio Meropio Paolino (355-431d.c.). Originario di una famiglia senatoriale romana, inizia anche lui la vita politica (console, poi prefetto di Roma). Dopo la morte del figlio opta per la vita monastica. Nel 409 d.c. Alarico entra a Roma e la saccheggia; lo stesso accade alla città di Nola. I nolani vengono fatti prigionieri e deportati in Africa.

Papa Gregorio Magno racconta in alcune testimonianze scritte che un giorno una vedova si presentò davanti a Paolino, vescovo di Nola, pregandolo di intervenire per farle riavere il figlio, unico parente rimastole dopo la morte del marito. Paolino, mosso a compassione, va in Africa e offre la sua persona in cambio della libertà per il figlio della vedova. Il vescovo vivrà così, in schiavitù, per qualche anno fino a che non verrà liberato insieme agli altri nolani. La tradizione ci riferisce che il vescovo e i nolani, di rientro dall’Africa, furono accolti con grande festa, musiche e fiori di vario genere tra cui i gigli, gettati in ogni punto in cui il vescovo passava per celebrare la purezza d’animo che aveva dimostrato

Prima di arrivare alla grandezza e sontuosità che oggi conosciamo, i gigli hanno attraversato varie fasi nel corso del tempo.
Ad oggi i Gigli sono obelischi in legno ornati con decorazioni di pregio in cartapesta, fatti da botteghe d’arte di antica tradizione. Le strutture arrivano ai 25 metri di altezza, pesano più di 10 quintali e sono trasportate da paranze che contano 120 collatori.
A dirigere la paranza al centro c’è un capoparanza, che è coadiuvato da suoi fidati caporali, disposti invece dietro e ai lati del giglio stesso.
Sopra ai collatori che portano il giglio c’è una piattaforma più larga che serve ad ospitare la banda musicale e il maestro di festa.
Fino agli anni ’80 l’organico musicale era costituito da fanfare, bande di soli fiati, mentre oggi queste hanno ceduto il posto a band musicali con un assetto da musica leggera, mantenendo però il sassofono come strumento portante. La musica che accompagna i gigli varia da marcette tradizionali a successi della muscia leggera, entrambi adattati all’andamento danzante dei gigli. Oltre ai gigli c’è la barca, un’altra struttura portata a spalla, che rievoca il ritorno per mare di San Paolino.

La festa dei Gigli attira tantissime persone dalla Campania, dall’Italia e dall’estero e Nola si riempie a dismisura di un mare di individui.

Il giorno della festa ogni giglio è pronto per partire dal suo rispettivo rione.

Il cammino che i gigli compiono da punti diversi della città, calamitati, attratti magneticamente verso il centro, rappresenta ogni anno un nuovo battesimo dei luoghi, dei confini della comunità di appartenenza. È linfa vitale che scorre nelle arterie per confluire poi verso il cuore di Nola. La manifestazione copre l’intero arco della giornata. Nel corso della mattinata, i Gigli e la Barca vengono trasportati in piazza Duomo, la piazza principale di Nola, dove avviene la solenne benedizione da parte del vescovo. Dal primo pomeriggio all’alba del lunedì le strutture e i collatori che li trasportano affrontano spettacolari prove di abilità e di forza tra le vie della città, facendoli girare su stessi e alzandoli e abbassandoli continuamente a ritmo della muscia.

La postura e i movimenti dei musicisti e dei collatori sono frutto di un’incorporazione che viene da lontano. La marcia saltellante dei portatori e i musicisti che la assecondano sono un unico corpo che si muove.

“Era un agitarsi, uno sventolare continuo, dato che la torre oscillava di qua e di là sulle spalle di circa trenta portatori. Nel piano più basso sedevano ragazze incoronate di fiori, al centro un coro di musicanti con trombe, timpani, triangoli e cornette che eseguivano una musica assordante”

Ferdinand Gregorovius “Passeggiate in Campania e Puglia”, 1853

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